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Ci mettiamo che ci mettiamo…

16 Febbraio 2015 | Si narra che...

SegantiniLe strade che portano in montagna un tempo erano solo delle mulattiere e quando si abbatteva  un castagno a colpi d’ascia, dopo si doveva ridurlo in tronchi per poi ricavarne le assi da trasportare con i muli fino in paese, dove si accatastavano per farle stagionare e fornirle alle falegnamerie. I tronchi erano abbastanza grandi e non potevano essere trasportati se non prima di essere “affettati“. Questo lavoro veniva svolto con una grossa sega a telaio manovrata da due persone, questi erano i  “segantini“, che una volta sistemato il tronco cominciavano ad affettarlo. A dire il vero era abbastanza faticoso, considerando anche le energie spese per inerpicarsi a piedi fino a raggiungere il luogo di lavoro.

Si racconta che una coppia molto affiatata di segantini partì una mattina di buon’ora, per svolgere la giornata di lavoro. Dopo due ore circa di cammino, arrivati sul posto uno dei due si rivolse all’altro dicendo: “cumpà! sa chi ti ricu, pigliamungi na muzzicata ri pani e po ngi mittimu ga ngi mittmu” rispose l’altro: “e tieni ragiune cumpà” . Dopo essersi rifocillati lo stesso esclamò: “cumpà roppu tutta sta sagliuta nunn’è megliu ga ngi ripusamu nu pocu?”  e l’altro: “rici buonu, ca po ngi mittimu ga ngi mittimu”. Il riposino si protrasse circa fino a ora di pranzo, e svegliandosi il primo: “U maronna è quasi mienzuiuornu, chi bulimu fa“, stropicciandosi il collega rispose : “i ricissi ri mangià, e doppu ngi mittimu ca ngi mittimu“, e così comodamente fecero. Finito di pranzare, con calma proverbiale uno dei due propose: “e mo cu la panza china chi buò fatià, ripusamungi nu poco e po ngi mittimu ca ngi mittimu“, detto fatto. Dopo qualche ora, afferrando la catenella fissata all’orologio nel taschino della giacca si accorse che il riposino si era protratto un po’ oltre, al che “cumpà s’è fattu nu pocu tardi, chi ni rici si ngi ni issimu ca quanna vinimu rimani matina …ngi mittimo ca ngi mittimo“; e si poteva mai dissentire su una proposta così interessante? Perciò con la benevola approvazione del collega, raccolsero i ferri del mestiere e si avviarono a percorrere la discesa che li portava in paese verso le loro case, a godersi il meritato riposo dopo l’estenuante giornata, ma con l’intento di mettersi al lavoro di buona lena l’indomani mattina:  “ngi mittimu ca ngi mittimu”.

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